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Consumatori consapevoli tra artigianato e second hand: l’esempio del Flairy market di Torino

Flairy Market_artigianato consumatori consapevoli

Puntare sulla qualità, non sulla quantità. A prima vista una “frase fatta”, svuotata di un significato pieno, applicabile a fin troppi ambiti e non sempre vera in qualunque contesto. Ma in quello del consumo di oggi può e dovrebbe finalmente esserlo. Dopo essere entrati in contatto con una realtà positiva come il Flairy Market di Torino, tornato con la sua quarta edizione dal 4 al 6 ottobre, abbiamo trovato molti spunti di riflessione a proposito dei comportamenti e le scelte dei consumatori. 

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Sentiamo infatti così spesso parlare di fast fashion e di e-commerce con beni di consumo dai prezzi bassissimi sotto una luce negativa, ma la tentazione è sempre fortissima a cedere al basso prezzo e alla consegna direttamente a domicilio. 

Tuttavia, lontani dal voler proporre un discorso con ricaduta di carattere economico e consapevoli delle singole possibilità di spesa di ciascun consumatore, vogliamo valutare oggi alcune modalità utili a diventare compratori più consapevoli, alla ricerca di prodotti di qualità. E con qualità si intende non solo di fattura migliore, quindi destinati a durare di più, ma anche degni di lode dal punto di vista etico, in quanto spesso l’artigianato ha ricadute positive sul territorio e tessuto sociale sul quale si appoggia.

L’esempio perfetto in questo contesto è rappresentato dai piccoli brand: producono in quantità ridotte, a mano o con metodi artigianali e dal piccolo impatto, con materiali scelti e duraturi.
Non sempre è facile competere a fianco di grandi brand, multinazionali citate poco fa, ma qualche strategia per promuoversi, fare rete e creare un seguito affezionato di consumatori c’è. 

Il valore aggiunto di piccoli brand e second hand

Abbiamo accennato all’importanza di promuovere e portare avanti, da consumatore, un processo di acquisto più consapevole ed etico. E i piccoli brandi artigianali e preloved, esattamente ciò che abbiamo trovato nei tre giorni di Flairy Market a Torino, sembrano un ottimo modo per ottenere più valori raccolti in un unico prodotto. Ecco i principali:Flairy Market_ Torino

Probabilmente, per riportare una eventuale criticità in questa nostra tesi, a frenare molti dal rifornirsi quasi unicamente in queste sedi, se si parla di abbigliamento, accessori, cosmetici e altri prodotti manifatturieri, vi è alle spalle un discorso economico. La qualità ha un prezzo generalmente più alto e nonostante la più lunga durata nel tempo dell’articolo in questione, non sempre rende possibile per chiunque la finalizzazione dell’acquisto, ad esempio se pensiamo agli utenti della fascia più giovane che difficilmente dispongono di un alto potere d’acquisto. Ma è comunque un tema su cui riflettere per cercare di rendere un consumo di questo tipo sostenibile in ogni accezione possibile del termine. 

Farsi conoscere: l’esempio del Flairy Market

Torniamo a riflettere su ciò che ha rappresentato il Flairy Market, questa volta dal lato dei brand. Se infatti small business contro grandi marchi significa anche un apparente svantaggio iniziale, con qualche accortezza è possibile farsi notare da una buona fetta di utenti: Flairy Market_consumo consapevole

A proposito di questo ultimo punto,  per nostra fortuna, e di chiunque sia interessato ad approcciarsi ad un modello di consumo più lento e consapevole, questa tipologia di iniziative sta iniziando a proliferare, assistendo quindi contemporaneamente ad una nuova ondata di entusiasmo per gli small business. Naturalmente come il Flairy Market: circa quaranta brand indipendenti e artigiani radunati nella cornice unica e affascinante dell’Edit Garden, per celebrare artigianalità, second hand e creatività concentrate in un unico e temporaneo spazio, tra moda e design e iniziative collaterali che comprendono letture e yoga. Ma non solo: sempre a Torino il Bite Market ma anche a Milano esempi simili tra cui il Flug Market, Remira Market e Wunder Market.

Questo appena descritto non risponde ancora ad un modello di consumo consolidato e a cui chi compra è abituato, ma come ogni innovazione -nonostante per certi versi si tratti di una riscoperta di un modello di acquisto più antico- bisogna darle il tempo di evolvere il proprio percorso. 

 

 

Su come farsi conoscere sui social leggi anche il nostro ultimo articolo.

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